Modelli di business Open Source: il caso MAPS
Una azienda ICT che ha scelto, con successo, di rafforzare il proprio business basando sempre più servizi sull'open source.
Intervista a Maurizio Pontremoli (Maps Spa)
Maps nasce come una impresa ICT con grandi competenze sui sistemi informativi di processo collegati a strumenti software proprietari: come e quando l’open source è entrato a fare parte del vostro business a pieno titolo?
I soci fondatori di Maps provengono tutti da esperienze professionali significative nel campo della consulenza sui sistemi informativi aziendali proprietari. L’incontro con l’open source è stato quindi motivato da interessi personali su questi nuovi strumenti che basano la loro forza sulla logica della condivisione della conoscenza e sull’auto-alimentazione e validazione degli output liberamente accessibili e personalizzabili. Da un primo incontro attento e critico su queste tecnologie accessibili, il passo verso il loro utilizzo in ambito business è stato vissuto come una logica conseguenza assolutamente in linea con la mission di Maps, dove il cliente, le sue esigenze e la sua libertà di decisione sulla modalità di gestione dei processi funzionali aziendali sono e rimangono al centro dei servizi ICT offerti. L’utilizzo dell’open source ci ha dato infatti la possibilità di rafforzare proprio questo ultimo punto: la libertà del cliente di scegliere il proprio sistema informativo pagando il valore del servizio che ne scaturisce e non le licenze d’uso del software di per se stesso.
Maps, con la compagine societaria attuale, ha un organico di 35 dipendenti e nasce a metà del 2007 creata a partire da una realtà imprenditoriale preesistente nata nel 2001. Proprio la convinzione di utilizzare l’open source nel business è stata una delle motivazioni che ha portato il sottoscritto con altri professionisti a creare un’ altro soggetto economico, meno vincolato ai software proprietari e più attento alle dinamiche delle Community che ruotano attorno ai strumenti open di nostro interesse, con particolare riferimento ai sistemi ERP liberi.
Il nostro core business si basa comunque sulle forti competenze acquisite nel corso delle esperienze professionali che ci hanno permesso di sviluppare soluzioni informatiche di qualità, con particolare expertise su sistemi ERP sia open che proprietari. Certamente il legame con i software proprietari dobbiamo mantenerlo per poter mantenere attivo il rapporto di collaborazione con i clienti che non intendono affrontare il passaggio all’open source, almeno per il momento. In ogni caso, già nel 2007, il 40% del nostro fatturato è stato generato da servizi basati su strumenti open source e nel 2008, prevediamo di arrivare al 60%.
La scelta del modello organizzativo che avete adottato costituendo Maps è stata in qualche modo condizionata dall’utilizzo dell’open source?
Il modello organizzativo che abbiamo adottato per strutturare la nostra azienda è assolutamente similare a quello in uso presso le aziende ICT che offrono servizi basati su strumenti proprietari. Ciò che cambia veramente è l’attività svolta nell’area Ricerca&Sviluppo. Il personale che collabora con noi in questa area ha il compito di monitorare ciò che viene sviluppato dalle Community internazionali che lavorano su strumenti open, interagendo attivamente con loro nell’attività di sviluppo e rilascio di nuovi moduli/funzionalità. Creare una rete stabile e solida con queste Community ci permette di offrire al mercato soluzioni sempre aggiornate, in evoluzione e svincolate dai costi di licenza ed anche, per assurdo, dalla nostra fornitura. Se il cliente continua a collaborare con noi è perché siamo riusciti a fargli percepire in maniera corretta il valore del servizio che gli offriamo e non perché ha semplicemente sottoscritto una serie di contratti e licenze d’uso.
A quale clientela si rivolge con maggiore successo la vostra azienda?
Maps non si rivolge ad una tipologia di clientela specifica. Effettivamente collaboriamo, offrendo soluzioni basate sull’open source, sia con le imprese – piccole, medie e grandi- che con le Pubbliche Amministrazioni. Abbiamo acquisito, nel corso degli anni, forti competenze specifiche nei settori: meccanico, abbigliamento, agro-alimentare; ma anche con le Pubbliche Amministrazioni abbiamo attivato delle forniture articolate e complesse basate su sistemi open source, con grande soddisfazione....da entrambe le parti.
Prima di offrire soluzioni basate su strumenti open source, avete dovuto investire internamente delle risorse? In quanto tempo avete recuperato tale investimento iniziale?
Certamente il passaggio dallo sviluppo di verticalizzazioni di software proprietari alla personalizzazione di sistemi basati su strumenti open source ha comportato un investimento iniziale finalizzato all’attività di software scouting e valutazione tecnica delle caratteristiche qualitative dei software selezionati da parte di personale qualificato su tali tecnologie. Queste fasi di ricerca ed analisi dei software open source accessibili presso le Community sono infatti strategiche: capire su quale software open source puntare per avviare sviluppi e personalizzazioni ulteriori è una attività essenziale affinché l’investimento iniziale risulti commisurato ai risultati attesi. Nel caso di Maps, abbiamo puntato sulla ricerca di sistemi ERP Open source poiché, rispetto alle nostre competenze interne sia tecnologiche che sui processi aziendali, siamo in grado di valutarne le funzionalità in maniera analitica e approfondita. Dai riscontri che abbiamo avuto, in termini di fatturato, possiamo quindi prevedere che il nostro investimento iniziale sarà pienamente recuperato nel giro di due anni.
Proporre ai clienti sistemi informativi Open Source è commercialmente più difficile?
Avendo inserito l’utilizzo dell’open source nel nostro business in maniera progressiva, abbiamo potuto constatare che nelle aziende dove è già in utilizzo un sistema informativo proprietario, è difficile proporre una migrazione verso l’open source globale; mentre c’è interesse per delle proposte di implementazione su aree/funzioni aziendali non ancora informatizzate. Quindi l’attenzione, in questo caso, è rivolta più a moduli integrativi e il fatto che si utilizzino strumenti open source per realizzarli, risulta un aspetto di secondo ordine poiché la piattaforma di base non viene cambiata, ma solo integrata a costi competitivi.
Per quanto riguarda invece le aziende in cui non hanno ancora in uso un sistema informativo capace di integrare i vari processi/funzioni aziendali, si cerca di proporre una soluzione basata su sistemi open source. In questo caso, se il cliente viene informato correttamente dei vantaggi che tale scelta comporta nell’immediato e nel futuro, spesso si procede con lo sviluppo della commessa utilizzando strumenti open source. Proprio per incentivare maggiormente i nostri clienti ad utilizzare sistemi informativi open source, Maps ha adottato una linea di incentivazione commerciale, cioè applica degli sconti ai clienti che non solo commissionano la realizzazione di soluzioni informatiche open source ma permettono a Maps di rilasciare alla Community internazionale quanto sviluppato.
A fronte di queste considerazioni, tenuto conto che è da poco tempo che siamo in grado di proporre soluzioni informatiche basate sull’open source, possiamo comunque affermare che il business legato a tali soluzioni ha aumentato la nostra capacità di fuoco sul mercato.
Alcuni consigli per altri imprenditori che siano interessati ad intraprendere la “via verso l’open source”.
Quando si decide di utilizzare sistemi open source nel business occorre non avere fretta, investire in maniera appropriata risorse economiche e competenze per puntare sempre alla qualità del servizio, focalizzando i propri sforzi su ambiti tecnici e di contenuto specifici. Uno sbaglio in questa prima fase infatti può costare molto poiché comporta una perdita sia in termini di investimento che di credibilità presso i propri clienti.
Claudia Sibilla