Modelli di business Open Source: il caso Open Reply
Intervista e video intervista all'Ing. Bosio di Open Reply. La loro esperienza e il loro modello di business open source
Ing. Bosio, Reply è stata la prima azienda a presentare la propria esperienza di business con il software open source ai seminari del progetto Open Innovation. Per chi non vi conoscesse già, vuole brevemente raccontarci in che settore operate e da quando, facendo una sintetica panoramica delle vostre attività?
Reply è una società di Consulenza, System Integration e Application Management, leader in Italia nella progettazione, nello sviluppo e nell'implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione e media digitali.
Reply è nata nel 1996 e da allora ha avuto una crescita notevole, che l’ha portata, a fine 2006, ad avere 2000 dipendenti e circa 230 milioni di euro di fatturato.
Oggi il gruppo è presente in Italia e in Germania; il mercato tedesco contribuisce al fatturato annuale nella misura del 20%.
Il modello organizzativo di Reply è basato su una struttura a rete, costituita da società controllate e focalizzate per linee di offerta. Le diverse società sono specializzate su tecnologie, applicazioni o processi e lavorano sinergicamente per offrire soluzioni che completano la gamma di offerta della nostra società di consulenza. Questo modello consente di coniugare la capacità progettuale ed organizzativa di un’entità di grandi dimensioni con la flessibilità, la specializzazione e il dinamismo delle piccole strutture.
Quando avete cominciato a pensare di fare business con l’open source? Quali sono le ragioni che vi hanno spinto verso questo modo così diverso di concepire, sviluppare e distribuire il software?
Reply ha cominciato ad utilizzare tecnologie open source già dalla metà degli anni ’90 - principalmente database e sistemi operativi - in maniera del tutto trasparente al cliente finale. Poi all’inizio degli anni 2000, il mercato ha cominciato a richiedere vere e proprie soluzioni open source con tutti i relativi servizi a supporto, dalla maintenance, all’help desk e così via. Perciò Reply ha iniziato lo sviluppo di soluzioni basate su tecnologie open source. Negli ultimi anni poi le soluzioni open source già presenti sul mercato hanno consentito di completare l’offerta rispetto a prodotti commerciali.
Il mercato inoltre ha un trend di crescita notevole: gli analisti affermano che nei prossimi quattro anni ci sarà un incremento di circa il 14% per quanto riguarda l’utilizzo di applicazioni open source stand alone e circa del 24% per quanto riguarda i servizi associati alle tecnologie open source.
Il 2006 è stato un anno importante: è nata Open Reply. Di cosa si tratta?
Open Reply è l’azienda del gruppo Reply focalizzata su soluzioni open source. Open Reply non si limita ad utilizzare i software open source best of breed esistenti, sviluppando soluzioni integrate grazie alle tecnologie e ai prodotti messi a disposizione dal mondo dell’open source.
Uno degli obiettivi di Open Reply è infatti quello di identificare all’interno del gruppo delle soluzioni che sono state implementate per determinate clienti, reingegnerizzarle e portarle nel mondo open attraverso delle comunità che possano dare dei contributi sia allo sviluppo di nuove funzionalità, sia all’identificazione di quelli che possono essere le nuove direzioni di sviluppo.
Con Open Reply, avete dunque scommesso sulla sostenibilità nel lungo periodo del modello economico dell’open source. Dopo i primi mesi di attività, potete dire che il modello di business abbia trovato conferma nella vostra esperienza concreta?
Sicuramente si. Open Reply è in fase di start up e quindi sono stati necessari grossi investimenti, soprattutto in ricerca e sviluppo. Ma il bilancio è in pareggio: lo è stato nel 2006 e lo sarà nel 2007, con un fatturato raddoppiato. Quindi posso confermare la validità del progetto Open Reply.
Parliamo ora del progetto GAIA.
GAIA è una Mobile Service Platform. È di fatto un framework che permette – in modo econonomico, flessibile e scalabile - di distribuire contenuti e servizi su diversi dispositivi mobili. Tali contenuti sono fruibili ed utilizzabili sia in maniera sincrona, tramite il browser web, sia in modalità asincrona, tramite SMS o MMS.
GAIA nasce dalla pluriennale collaborazione con uno dei principali operatori globali di telefonia mobile presenti in Italia ed è attualmente utilizzato in 17 paesi nel mondo. Il nostro obiettivo è portare progressivamente GAIA in open source sfruttando il contributo della community e di altre aziende, reingegnerizzando il framework ed utilizzando le nuove tecnologie Web 2.0 e i più aggiornati standard Open.
Con GAIA Open Reply è diventata dunque un soggetto attivo nella comunità Open Source. Quali investimenti sono stati necessari in Ricerca&Sviluppo?
Nel 2006 gli investimenti sono stati di circa 2 anni/uomo, principalmente dedicati alla presa in carico della soluzione e alla documentazione del software. Nel 2007 gli investimenti sono cresciuti a circa 4 anni/uomo, legati sostanzialmente alla ingegnerizzazione del prodotto e allo sviluppo interno di nuove funzionalità. Per il 2008 prevediamo un investimento in Ricerca & Sviluppo simile a quello del 2007.
Quanto è importante il rapporto con la community? Che impegno vi richiede il suo mantenimento? E che ritorno ne avete?
Innanzitutto è importante definire cos’è la comunità per Open Reply. Per community infatti noi non intendiamo solo gli sviluppatori che scrivono il codice e che utilizzano le nostre soluzioni accedendo al sito internet. La nostra comunità è costituita anche dal popolo che ruota intorno all’Università - professori, tesisti, ricercatori – che ci aiutano a diverso titolo su determinati componenti. E comunità sono anche le aziende che collaborano con Open Reply allo sviluppo di particolari funzionalità o moduli della nostra soluzione.
La community per Open Reply è fondamentale per capire se stiamo andando nella direzione giusta, se quanto stiamo sviluppando è qualitativamente accettabile e se dobbiamo cambiare la priorità degli sviluppi pianificati, a seconda delle esigenze del mercato.
La gestione della community in senso allargato – cioè quella interna, quella internet e il coordinamento dei tesisti e ricercatori esterni - impegna mediamente il 40% di una persona.
Quali sono le problematiche che avete dovuto affrontare durante lo sviluppo di GAIA? Come avete superato tali criticità?
GAIA è un mobile framework molto potente e con un numero di funzionalità elevate. Prendere GAIA nel suo complesso probabilmente ha un interesse limitato per una comunità open source in cui gli utenti sono le piccole aziende o addirittura i singoli sviluppatori.
Di conseguenza il primo problema che ci siamo posti è stato capire come aggregare l’interesse attraverso questa piattaforma. La risposta è stata identificare all’interno della stessa dei moduli, dei componenti che possano avere un interesse non solo per la piattaforma GAIA, ma anche per altri utilizzi. Le diverse funzionalità di GAIA infatti possono essere impiegate con successo in altre soluzioni sviluppate da grandi aziende, oppure da altri system integrator o ancora possono essere d’aiuto ai singoli sviluppatori.
Prevedete la creazione di una filiera che possa portare al coinvolgimento delle PMI nella vostro business?
Nonostante le difficoltà a superare la diffidenza tipica italiana di lavorare in collaborazione su temi comuni, Open Reply lavora già da tempo con piccole aziende piemontesi su progetti di sviluppo e integrazione open source. Ma la collaborazione finora è avvenuta in una logica di subappalto, anziché di filiera, per cui una quota delle attività da svolgere veniva data in gestione ad altri soggetti.
È invece storia più recente l’inizio della nostra collaborazione con una piccola società spagnola, interessata allo sviluppo dello stesso modulo software a cui sta attualmente lavorando Open Reply. Al momento stiamo decidendo come organizzare il lavoro e minimizzare i costi di implementazione, in una logica di collaborazione tra pari.
Grazie all’esperienza maturata con Reply prima e con Open Reply poi, come vede la diffusione dell’open source fra le PMI italiane?
La diffusione dell’open source nelle piccole e medie imprese italiane in questo momento è sostanzialmente legata all’utilizzo di software, strumenti di sviluppo, sistemi operativi e database per l’utilizzo interno.
Un altro discorso è rivedere il proprio modello di business per avvicinarsi al mondo dell’open source. In questo caso infatti la barriera all’ingresso è sicuramente costituita dagli investimenti e dalla mancanza di certezze sul ritorno di tali investimenti. Siamo però di fronte ad un mercato che è in crescita e che, secondo gli analisti, lo sarà per i prossimi cinque anni.
Per cui identificare un’area del proprio budget per investire su queste tecnologie può di fatto permettere di avere un vantaggio competitivo - sia in termini di competenze ed esperienza che di posizionamento - su altre aziende che magari entreranno nel mercato nei prossimi anni,.
E per concludere, quali sono i tre consigli che darebbe alle PMI per realizzare un modello di business efficace con l’Open Source?
I tre consigli che mi sento di dare alle piccole e medie imprese sono:
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definire il budget che si vuol investire e avere il coraggio di rischiare, considerandola parte dell’investimento imprenditoriale;
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identificare una nicchia su cui si pensa di poter portare innovazione;
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individuare una community che possa dare il proprio supporto in un momento iniziale quando gli investimenti non sono molto elevati, quindi farsi conoscere per poi eventualmente creare la propria comunità.
Arianna Zucco